Archive for 20 luglio 2012

Luglio 2012

……e poi  il giorno della festa della mamma Elvira mi chiese di scrivere qualcosa sulle mamme di Hombolo  e io ci provai solo che non mi veniva niente, continuavo a fissare lo schermo del computer e la tastiera ma le parole non venivano, mi veniva in mente solo quella mamma che andai a prendere il giorno in cui il suo bambino si ruppe un braccio all’asilo e, salita in macchina, non gli chiese nemmeno come stesse, tantomeno provò a consolarlo.
Oppure potevo raccontare di quelle mamme disperate che mettono al mondo figli da rapporti occasionali e poi li lasciano ai nonni e si dimenticano di loro? No, non potevo!
Ma devo e voglio condividere con voi la mia vita qui ad Hombolo e farvi partecipi della miseria che mi tocca vedere tutti i giorni e di ciò che essa comporta e così vi racconto cosa è successo ieri e quale esperienza ho vissuto oggi.
Ieri, appunto, una mamma che conosco da tempo, non so bene perché (lei dice che è stato il diavolo), per punire la sua bambina di cinque anni chissà per quali malefatte, le ha messo le mani nell’acqua bollente ma non per un istante, le ha trattenute con la forza finchè non sono accorsi i vicini richiamati dalle urla della piccola.
Non entro nei particolari ma vi assicuro che, poiché dal piccolo ospedale di Hombolo gli ustionati li mandano da me, mi strazia il cuore essere costretta a farle ancora male con le medicazioni…e stamane, la bambina piangendo continuava a chiedere alla mamma di perdonarla, lei!!!
……e poi le mamme di Hombolo così sfruttate e così poco amate che si dimenticano di fare le coccole ai loro bambini e, qualche volta, di accarezzarli, che tristezza!!
E quel minuscolo esserino che ho visto venire al mondo questa mattina, partorito da una giovane ragazza che non sapeva nemmeno cosa le stava succedendo, e il medico che l’ha ricoverata perché lei si lamentava per il male alla pancia, nemmeno lui ha capito che stava per partorire.
Così, mentre ero li per dare un poco di sollievo ad una donna ammalata, abbiamo visto sbucare la testa e in cinque secondi il piccolo è prepotentemente uscito preso al volo da un’altra donna.
Ho sempre desiderato vedere nascere una vita, ma non in questo modo, avrei voluto vedere l’espressione felice della mamma e non quel viso sconvolto e incredulo, la ragazza non aveva ancora realizzato di avere messo al mondo una nuova vita, che ne sarà di lui? Era così piccolo….
Maria Carla

Luglio 2012

Ciao amici,
mi dicono che in Italia ci sia un caldo “africano”, magari un buon gelato, un cocomero fresco, una bella granita vi aiutano a superarlo meglio, mmmmm…. un gelato…. che sogno!!!
Ma lasciamo da parte i sogni e “tuffiamoci” nella realtà di Hombolo che, come ben sapete, non è fatta di gelati e granite né,tantomeno, di progetti per le vacanze.
Si, lo so che la situazione italiana non è delle migliori ma, ogni giorno, non posso fare a meno di fare paragoni e, credetemi, la povertà quella vera che non ti permette di sapere se mangerai anche domani, quella che, se ti ammali, peggio per te, quella che, se non si possono comprare i quaderni e la divisa, i bambini mandiamoli a pascolare le capre, quella che ti spezza il cuore quando ti accorgi che puoi fare così poco…..ecco, quella povertà lì ti fa riflettere e ti fa apprezzare tutto quello che hai e che hai sempre pensato fosse “normale” avere.
Ma queste cose le sapete già, ve le ripeto fino alla noia e allora adesso vi racconto una cosa che, sono sicura, non potrete credere facilmente ma, vi garantisco, che ho visto con i miei occhi.
Maria, la mia collaboratrice tanzaniana, da tre settimane aveva problemi all’occhio destro, diceva di sentire qualcosa al suo interno che pungeva e provocava dolore.
L’oculista di Dodoma, la città più vicina ad Hombolo, si è limitato a darle un collirio che avrebbe potuto aiutare ad espellere il corpo estraneo.
Dopo tre settimane di “cura” il dolore aumentava e l’occhio era diventato tutto rosso così mi sono ricordata di una persona che, tempo fa, mi aveva detto di avere risolto un problema simile a quello di Maria, con una donna di un villaggio vicino.
Ho consigliato a Maria di provare anche se non avevo la più pallida idea del metodo usato da quella donna e così, prendiamo le moto e andiamo.
Arriviamo a casa sua, tipica capanna di questa tribù, la donna ci accoglie e, dopo avere ascoltato per quale motivo Maria aveva bisogno del suo aiuto, si prepara per agire.
Si lava le mani per bene poi, con uno spazzolino da denti comincia a strofinarsi energicamente la lingua, ancora non capivo ma aspettavo sempre più incuriosita.
Finita la preparazione, si avvicina a Maria, col pollice solleva appena un pochino la palpebra e……. infila la lingua nell’occhio e comincia a rotearla da tutte le parti per pulirlo.
Maria urlava perché (mi ha spiegato dopo) sentiva questa lingua che le girava e rigirava l’occhio da tutte le parti, io ero inorridita e affascinata allo stesso tempo, non potevo credere ai miei occhi comunque, dopo credo un minuto di “lavaggio”, estrae la lingua e sputa sulla sua mano tutto lo sporco che aveva estratto dicendo :” Hai visto, hai visto?”
Poi si allontana, raccoglie alcune erbe, le chiude dentro una pezza pulita e comincia a spremere il succo che ne esce direttamente nell’occhio, altre urla perché Maria diceva che sembrava le avesse messo il fuoco dentro.
Beh amici, alla fine della storia l’occhio è perfettamente guarito e Maria non ha più nessun fastidio ne dolore, valeva la pena di provare questa esperienza no?
A volte bisogna fidarsi delle medicine locali e dei sistemi degli “mganga” (guaritori), penso che i loro metodi siano frutto di esperienze tramandate da secoli e ancora usate perché molta, troppa gente non può accedere alla medicina moderna, vuoi perché abitano in villaggi senza nessuna struttura sanitaria, vuoi perché ci credono, ma soprattutto perché sono talmente poveri da non potersi permettere di andare all’ospedale, le situazioni che mi capita di vedere non le potete nemmeno immaginare.
Un grande abbraccio a tutti e, quando mangiate il gelato, pensatemi.

Ciao
Maria Carla