Archive for 20 maggio 2009

Maggio 2009

Carissimi,
finalmente stasera sembra che riesca a non addormentarmi sulla tastiera del pc e a trovare la concentrazione per scrivere.
E’ un periodo un po’ faticoso per me perché devo fare a meno della mia preziosa collaboratrice tanzaniana, Maria, ma la mia fatica è già ricompensata dalla gioia di stringere fra le braccia la sua meravigliosa bambina nata pochi giorni fa.
Qui ad Hombolo stiamo attraversando un periodo non troppo felice, c’è fame per lo scarso raccolto dell’anno scorso ma, finalmente, il mais è quasi maturo e tra pochi giorni si potrà raccoglierlo.
Però, anche quest’anno le coltivazioni sono tutt’altro che generose, la stagione delle piogge è stata molto, molto avara, il mais è veramente poco, i girasoli sono piccoli quindi daranno pochi semi e la gente di Hombolo non potrà realizzare un gran che con la loro vendita.
Ma il grande problema di questo periodo sono gli episodi di “ Magia nera” o “Stregoneria”, fata voi, che da circa due mesi si stanno verificando in una delle due scuole primarie di Hombolo.
Ogni giorno un numero variabile di bambine perde conoscenza e (così dice la gente), sono “possedute” da una misteriosa “entità maligna” che è stata procurata da qualcuno che si vuole vendicare, non si sa bene di chi e di che cosa.
Il villaggio è tutto in subbuglio e ci sono continui incontri col capovillaggio, i genitori, le maestre e altre autorità che vengono dalla città, per decidere cosa fare.
Si stanno raccogliendo soldi per comprare l’agnello da sacrificare e per chiamare lo stregone che , così mi dicono, scaccerà gli spiriti maligni.
Io sinceramente credo che siano superstizioni o, come dicono i medici, problemi psicologici, però qualche giorno fa ho vissuto un’esperienza che non dimenticherò mai.
Sono stata chiamata dal padre di una bambina perché, disperato, non sapeva come aiutarla infatti,da parecchie ore, era priva di conoscenza.
Arrivo a casa sua e la trovo sotto un baobab che si dibatte, digrigna i denti e grida, la sua pancia si gonfia e si muove come se ci fosse qualcosa all’interno.
La chiamo, la scuoto, la schiaffeggio ma non risponde, il padre mi induce a fare domande precise chiedendo chi c’è dentro di lei e, senza aprire la bocca, mi risponde.
Rispondevano alle mie domande con grande velocità, mi hanno detto di essere in tre, mi hanno detto i loro nomi, da dove venivano, che li ha mandati una persona di Hombolo e che erano venuti a prendere Gaetana (così si chiama la bambina in questione) per portarla via con loro.
Io ero terrificata ma allo stesso tempo continuavo a fare domande perché volevo capire, alla fine, approfittando del bus che tornava dalla città, la prendo in braccio e la porto all’ospedale.
Insomma, il medico non l’ha nemmeno guardata perché è stufo di questa storia, tutti i giorni arrivano all’ospedale sette o otto bambine in questo stato e non sono mai stati riscontrati problemi di salute.
La sera Gaetana si è svegliata e non ricordava nulla, io non so dare una spiegazione, questa è l’esperienza che ho vissuto, non so quale sia il problema ma non credo alla stregoneria.
Oggi però, c’è stato l’epilogo di tutta questa storia, stamattina, a scuola, hanno perso conoscenza ancora nove bambine e pare abbiano finalmente fatto i nomi di chi avrebbe introdotto queste misteriose entità maligne.
Si tratta di una delle loro insegnanti che, da quando sono cominciati i problemi non si è più presentata a scuola, e di un maestro che insegna nell’altra scuola di Hombolo.
I genitori, inferociti, si sono precipitati a casa ed ha dovuto intervenire la polizia per evitare il peggio, non ho dubbi che sarebbe potuta finire molto, molto male.
Spero che sia finalmente finita questa brutta storia, la gente di Hombolo crede molto a queste cose e sono spaventati al punto da non mandare più i bambini a scuola.
Con questa lettera volevo solo rendervi partecipi delle mie esperienze ad Hombolo, io comunque non sono spaventata e non ho nessuna intenzione di lasciare il mio lavoro e i miei bambini, la prossima volta cercherò di mandare notizie piacevoli, per ora vi saluto con un grande abbraccio,
Maria Carla

Maggio 2009

Carissimi,
oggi desidero fare quattro chiacchere con voi ed esprimere il mio pensiero riguardo a quelle persone che, per caso o perché ne hanno sentito parlare, entrano nel nostro sito, vedono le immagini, si informano sui nostri progetti e vengono assaliti dal desiderio di venire qui ad Hombolo.
Fermo restando che tutti quanti sono i benvenuti, ci sono alcune cose che devono assolutamente essere chiarite.
Vorrei capire perché è quasi facile trovare persone disponibili a spendere un po’ del loro tempo ad Hombolo ma è difficilissimo trovare persone che ci aiutino in Italia.
Se nessuno lavora in Italia per farci conoscere, promuovere progetti, trovare fondi, come facciamo ad andare avanti qui ad Hombolo?
Sono convinta del fatto che è proprio venendo qui e vedendo la realtà del villaggio che potrebbe nascere la voglia di darsi da fare, ma è sbagliato pensare di venire qui per lavorare, chi viene ad Hombolo per la prima volta, deve venire a VEDERE, a rendersi conto delle condizioni di vita, della fame, delle malattie, della mortalità infantile per le malattie più banali.
A cosa serve venire qui a lavorare con noi, magari a costruire, e togliere il lavoro ai locali?
Che senso avrebbe?
Ben venga invece una persona che ha tanto tempo a disposizione e che possa stare qui ad insegnare un mestiere, ad insegnare la manutenzione delle macchine, ad insegnare a cucire, ad insegnare ad organizzare il lavoro in modo razionale, ad insegnare alla gente a “ camminare” con le proprie gambe!
Ben vengano anche quelle persone che vogliono fare un’esperienza in terra africana, il seme che metteremo nel loro cuore potrà germogliare o potrà morire, potrà dare buoni frutti oppure no, non è scontato che l’esperienza debba essere positiva, alcuni potrebbero anche non essere d’accordo sul nostro modo di lavorare.
In ogni caso, bisogna venire qui senza nessuna aspettativa poi, COSA FARE, viene da se ma non SOLO QUI!
E se il “cosa fare” non viene, vuol dire che l’esperienza non è arrivata al cuore, pazienza, l’importante che tutto non si riduca qualcosa da raccontare agli amici al ritorno in Italia.
Mi hanno parlato di una donna che, qualche anno fa, era un po’ in crisi perché, in qualità di pensionata, si sentiva inutile, è sta invitata in Tanzania da un missionario ed ha accettato, ma voleva sapere come poteva rendersi utile, quale lavoro poteva fare.
Le è stato detto di non preoccuparsi e, se temeva di annoiarsi, di portarsi un libro da leggere.
Dopo qualche anno quella donna e’ ancora qui e quel libro non è stato ancora letto!!!
Grazie a tutti amici, vi aspetto, ciao,
Maria Carla